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20 marzo

L'ARTICOLO SULLA TESI... ; )

Rassegna stampa
Una casa per ogni emergenza
   

Uno spazio flessibile multiuso messo a punto da tre studenti di Architettura***

Di SALVO SBACCHIS

 

La ricerca verso nuove fonti energetiche alternative o verso materiali rinnovabili ed ecocompatibili è un tema già abbastanza noto nel mondo dell' industria inquinante, un po' meno quando si tratta di risparmio energetico dell' edilizia cosiddetta "stabile", quella formata da palazzi, ville, alberghi, chiese, stadi, caserme. Problema ancora meno noto quando si tratta di abitazioni temporanee o di urbanistica flessibile. Queste ultime abitazioni che anche se diverse da grattacieli e cattedrali, hanno comunque una lunga tradizione spazio temporale. Passano dalla case su slitta usate dai nomadi finnici alle tende nel deserto del Sahara, dalle "moving house" rimorchiate da città in città lungo le autostrade americane, ai futuribili moduli lunari della Nasa. Aspetti poco interessanti per chi vive in un condominio, ma molto allettanti per gli allievi della facoltà di Architettura di Palermo che da un paio d' anni ne studiano le possibili applicazioni. Soprattutto quelle rivolte ai periodi di emergenza e di crisi della protezione civile, dove per mancanza di alloggi temporanei adeguati, il problema viene spesso risolto improvvisando tendopoli e baraccopoli. Ecco allora che nasce "Alapa", acronimo anagrammato di "leggerezza, modularità e sostenibilità nell' ambito dell' architettura provvisoria". è la risposta al problema degli studenti Stefano Gervasi, Serafino Giannoia e Salvatore La Versa. «La nostra casa - spiegano i progettisti - è costituita da una cellula abitativa modulare che trasportata o avioportata ovunque può diventare qualunque cosa: una banca, un ospedale, un negozio, un ufficio postale, e altro. Le cellule contenute all' interno di gusci, una volta scaricate vengono sollevate dal terreno e fatte scorrere a pantografo su appositi binari; infine vengono fissati in brevissimo tempo gli impianti». E non solo. «Queste abitazioni - aggiunge Tiziana Firrone, docente di Progettazione ambientale - grazie alla loro flessibilità possono essere usate anche per le emergenze abitative. Ad esempio, come alloggio per profughi, esuli, nomadi e "senza-tetto"; come casa-parcheggio durante il recupero e la ristrutturazione a scala urbana, o ancora, come strutture ricettive per il turismo itinerante, meeting e spettacoli di massa». Tra gli altri usi per "Alapa", ci può essere il rifugio per chi ha avuto la casa danneggiata da inondazioni, per sfollamento a causa di un ordigno bellico inesploso, o ancora, per chi fugge da un incidente industriale. "Alapa" potrebbe anche rappresentare la risposta intelligente all' attuale e crescente problema dei Cpt, dei centri di permanenza appunto "temporanea", risolvendo in modo ecologico e innovativo e senza bisogno di cementificare la Sicilia, il problema dell' accoglienza non detentiva dei profughi. «Queste abitazioni - spiega il tutor del progetto, l' architetto Carmelo Bustino - sono autosufficienti in tutto. Usano energia pulita senza ricorrere ai petroderivati. I rivestimenti sono in sughero e non in amianto, l' energia elettrica proviene dai pannelli fotovoltaici, l' acqua è ridistribuita depurata, e tante altre innovazioni, alcune studiate in collaborazione con l' architetto Francesco Campione esperto di Fisica tecnica in gestione delle risorse energetiche ambientali». Un tema strategico che potrebbe portare impulso all' asfittica industria locale, se solo la politica seguisse più da vicino proposte di questo tipo.

***Articolo pubblicato sul quotidiano La Repubblica l'1 marzo 2007